Tavolo a cura di
BDR Bureau (Alberto Bottero e Simona Della Rocca)
con Pierluigi Recca
Hanno preso parte
Michele Vitale, Sara Cecchi, Federica Trivigno, Alessandra Polimeno, Alessia Belmonte, Salvatore Calabrò, Camila Miranda Souza, Flavio Nadalini, Elisa Manco, Saele Dominici
La riflessione progettuale si muove attorno all’idea di archivio e alle sue forme di occupazione dello spazio. Riconoscendo la potenza ideologica dell’archivio come strumento costitutivo della memoria, il progetto ne esplora la tipologia di “contenitore efficiente” con l’intenzione di produrre uno spazio non generico e attribuire una nuova centralità all’Archivio Olivetti. Lo spazio del piano terreno viene liberato dalle partizioni, rivelando la spazialità originaria della sala. All’interno della griglia strutturale generiamo uno sfasamento, un’interferenza: un grande volume orientato accoglie l’archivio e diventa un elemento riconoscibile nello spazio. All’interno della sala, le dimensioni fuori scala del volume rendono percepibile l’estensione del patrimonio archivistico. La materialità del volume lascia intravedere il contenuto verso l’esterno. L’inserimento di un sistema di coni di luce, genera un contrasto con lo spazio d’ombra del piano. Lo spazio tecnico diventa elemento espressivo. Tutto attorno si sviluppa uno spazio di relazione, seguendo l’idea di un archivio aperto che si apre ad una fruizione open source, più libera, coinvolgendo i flussi provenienti dalla città. L’archivio si manifesta alla città.
























Tavolo a cura di
BDR Bureau (Alberto Bottero e Simona Della Rocca)
con Pierluigi Recca
Hanno preso parte
Michele Vitale, Sara Cecchi, Federica Trivigno, Alessandra Polimeno, Alessia Belmonte, Salvatore Calabrò, Camila Miranda Souza, Flavio Nadalini, Elisa Manco, Saele Dominici
La riflessione progettuale si muove attorno all’idea di archivio e alle sue forme di occupazione dello spazio. Riconoscendo la potenza ideologica dell’archivio come strumento costitutivo della memoria, il progetto ne esplora la tipologia di “contenitore efficiente” con l’intenzione di produrre uno spazio non generico e attribuire una nuova centralità all’Archivio Olivetti. Lo spazio del piano terreno viene liberato dalle partizioni, rivelando la spazialità originaria della sala. All’interno della griglia strutturale generiamo uno sfasamento, un’interferenza: un grande volume orientato accoglie l’archivio e diventa un elemento riconoscibile nello spazio. All’interno della sala, le dimensioni fuori scala del volume rendono percepibile l’estensione del patrimonio archivistico. La materialità del volume lascia intravedere il contenuto verso l’esterno. L’inserimento di un sistema di coni di luce, genera un contrasto con lo spazio d’ombra del piano. Lo spazio tecnico diventa elemento espressivo. Tutto attorno si sviluppa uno spazio di relazione, seguendo l’idea di un archivio aperto che si apre ad una fruizione open source, più libera, coinvolgendo i flussi provenienti dalla città. L’archivio si manifesta alla città.