Tavolo a cura di
ETB studio (Alessandro Tessari)
con Elsa Birath Pingani
Hanno preso parte
Filippo Enna, Martina Babini, Paolo Ottaviani, Laura Bai, Beatrice Calabrò, Gabriele Borio, Pablo Dordit, Serena Montesi, Marco Ferrari, Elettra Bardi
La proposta nasce dal desiderio di ricucire l’ex spazio produttivo al piano superiore del secondo ampliamento con la chiesa di San Bernardino e i suoi ambiti annessi, realizzando una connessione mai compiuta tra fabbrica e complesso monumentale. La sala, con la lunga vetrata, osserva la chiesa come un frammento incastrato nel moderno; viceversa, la chiesa continua a subire l’accerchiamento industriale, rimanendo isolata nel contesto.
Il progetto inverte questa condizione, introducendo una connessione diretta, un “ponte”, tra i due sistemi spaziali. Questa potente interferenza genera una rotazione dell’asse di percorso, agganciando la sala alla chiesa e producendo uno spazio di fruizione flessibile. La sala viene riattivata come ambito produttivo, dedicato alla ricerca nel campo del design, dell’architettura e della moda, diventando una piazza coperta in quota, saldamente connessa al sagrato della chiesa.
È un atto poetico e architettonico al contempo, che chiude simbolicamente una storia: quella della fabbrica Olivetti e della sua filosofia del lavoro, che si riflette anche nello spazio di San Bernardino, già luogo di vita e abitazione privata dell’imprenditore e della sua famiglia. Ciò che per un secolo è stato osservato dalle finestre della fabbrica diventa ora parte integrante di quello spazio e della vita dei suoi nuovi fruitori.




































Tavolo a cura di
ETB studio (Alessandro Tessari)
con Elsa Birath Pingani
Hanno preso parte
Filippo Enna, Martina Babini, Paolo Ottaviani, Laura Bai, Beatrice Calabrò, Gabriele Borio, Pablo Dordit, Serena Montesi, Marco Ferrari, Elettra Bardi
La proposta nasce dal desiderio di ricucire l’ex spazio produttivo al piano superiore del secondo ampliamento con la chiesa di San Bernardino e i suoi ambiti annessi, realizzando una connessione mai compiuta tra fabbrica e complesso monumentale. La sala, con la lunga vetrata, osserva la chiesa come un frammento incastrato nel moderno; viceversa, la chiesa continua a subire l’accerchiamento industriale, rimanendo isolata nel contesto.
Il progetto inverte questa condizione, introducendo una connessione diretta, un “ponte”, tra i due sistemi spaziali. Questa potente interferenza genera una rotazione dell’asse di percorso, agganciando la sala alla chiesa e producendo uno spazio di fruizione flessibile. La sala viene riattivata come ambito produttivo, dedicato alla ricerca nel campo del design, dell’architettura e della moda, diventando una piazza coperta in quota, saldamente connessa al sagrato della chiesa.
È un atto poetico e architettonico al contempo, che chiude simbolicamente una storia: quella della fabbrica Olivetti e della sua filosofia del lavoro, che si riflette anche nello spazio di San Bernardino, già luogo di vita e abitazione privata dell’imprenditore e della sua famiglia. Ciò che per un secolo è stato osservato dalle finestre della fabbrica diventa ora parte integrante di quello spazio e della vita dei suoi nuovi fruitori.