Tavolo a cura di
OASI Architects (Pietro Ferrario)
con Anton Sagal
Hanno preso parte
Fabiola Fattore, Attilia Napolitano, Martina Volpe, Raffaele Tommaso Isernia, Andrea Curti, Mariluna Famà, Alessandra Gnocchi, Riccardo Brambilla, Luminoso Luigi, Francesca Peggio
“Il progetto guarda al futuro, il futuro nasce dal progetto.”
F. De Gregori, Viaggi & Miraggi
Osservare. Leggere. Immaginare.
Camminare per Ivrea.
Conoscere e comprendere.
Un territorio. Un paesaggio. Una città.
Quale futuro per le Officine ICO?
Quale dimensione pubblica?
È stato necessario entrare nel tessuto e nelle tracce di una città da connettere.
Un dettaglio invisibile sulla facciata suggerisce di approfondire.
C’era un portico d’ingresso nel progetto originale.
Un’edicola era attiva fino al 2008.
Spunti sottili di immaginazione.
Un ingresso, un portico, un chiosco.
Una struttura anonima affianca il Salone dei 2000.
Appare un’infrastruttura strategica.
Permette di connettere via Jervis al retro della fabbrica.
Un portico freddo. Un giardino con colonne, travi e solai bucati su tre livelli. Un chiosco per un caffè.
A destra si svela lo spazio monumentale dello spazio del Salone dei 2000. A sinistra si vede la vecchia fabbrica.
Riprendendo il cammino si raggiunge San Bernardino con la rampa a norma o con la scaletta romantica.
Raggiunto il convento si prosegue attraverso il parco in collina e si raggiunge “la sacca” cucendo alla città.
































Tavolo a cura di
OASI Architects (Pietro Ferrario)
con Anton Sagal
Hanno preso parte
Fabiola Fattore, Attilia Napolitano, Martina Volpe, Raffaele Tommaso Isernia, Andrea Curti, Mariluna Famà, Alessandra Gnocchi, Riccardo Brambilla, Luminoso Luigi, Francesca Peggio
“Il progetto guarda al futuro, il futuro nasce dal progetto.”
F. De Gregori, Viaggi & Miraggi
Osservare. Leggere. Immaginare.
Camminare per Ivrea.
Conoscere e comprendere.
Un territorio. Un paesaggio. Una città.
Quale futuro per le Officine ICO?
Quale dimensione pubblica?
È stato necessario entrare nel tessuto e nelle tracce di una città da connettere.
Un dettaglio invisibile sulla facciata suggerisce di approfondire.
C’era un portico d’ingresso nel progetto originale.
Un’edicola era attiva fino al 2008.
Spunti sottili di immaginazione.
Un ingresso, un portico, un chiosco.
Una struttura anonima affianca il Salone dei 2000.
Appare un’infrastruttura strategica.
Permette di connettere via Jervis al retro della fabbrica.
Un portico freddo. Un giardino con colonne, travi e solai bucati su tre livelli. Un chiosco per un caffè.
A destra si svela lo spazio monumentale dello spazio del Salone dei 2000. A sinistra si vede la vecchia fabbrica.
Riprendendo il cammino si raggiunge San Bernardino con la rampa a norma o con la scaletta romantica.
Raggiunto il convento si prosegue attraverso il parco in collina e si raggiunge “la sacca” cucendo alla città.