Tavolo a cura di
Park Associati
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Hanno partecipato
Michele Comincioli, Floriana Cogliani, Elisabetta Teso, Nicola Librici, Rrezearta Agasi, Violetta Biancamaria Anichini, Alessia Pezzotta, Francesco Piantoni
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Vedo dalla città quel segno verticale. Sono giorni che lo guardo dalla mia finestra; nel sole è scultura, nella notte è un faro. Mi attira e voglio scoprire il perchè: questo pomeriggio di fine luglio sono libero e mi avvicino. Attraverso la strada. Sento silenzio. Non c’è nessuno. Era una torre che saliva in cielo, mai mi sarei aspettato che nascesse dal centro della terra; nei riflessi dell’acqua entro in una dimensione nuova. Mi ritrovo assorbito in un tunnel rosso che come un nastro trasportatore mi porta nel suo centro. C’è una piazza a destra, sembra una carta millimetrata per prendere le misure al luogo. Alberi, cespugli. Guardo in alto e vedo il cielo, in una griglia scura che sembrano tasti di pianoforti possibili. A metà del percorso si apre una via, perpendicolare, netta, che respira di verde: chiaramente mi sembra una serra, ma non ha il tetto. Ci cammino, non so da che parte guadare, scopro stanze geometriche e ne avverto il pieno. Mi sento all’interno di un disegno. Il silenzio che sentivo è diventato un respiro, di qualcosa che dormiva e che ora si sta risvegliando. Sento le voci del passato, mi chiedono di recuperare lo spazio perduto. Vedo che si può salire sopra il tunnel; cammino appeso tra pilstri di cemento, reticoli di acciaio arrugginiti. Tocco il vuoto. Sento un’opportunità. Qualcosa succede. Salgo sulla città. Qualcosa è successo.
Architettura del vuoto. Possibile.
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Hanno partecipato
Michele Comincioli, Floriana Cogliani, Elisabetta Teso, Nicola Librici, Rrezearta Agasi, Violetta Biancamaria Anichini, Alessia Pezzotta, Francesco Piantoni
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Vedo dalla città quel segno verticale. Sono giorni che lo guardo dalla mia finestra; nel sole è scultura, nella notte è un faro. Mi attira e voglio scoprire il perchè: questo pomeriggio di fine luglio sono libero e mi avvicino. Attraverso la strada. Sento silenzio. Non c’è nessuno. Era una torre che saliva in cielo, mai mi sarei aspettato che nascesse dal centro della terra; nei riflessi dell’acqua entro in una dimensione nuova. Mi ritrovo assorbito in un tunnel rosso che come un nastro trasportatore mi porta nel suo centro. C’è una piazza a destra, sembra una carta millimetrata per prendere le misure al luogo. Alberi, cespugli. Guardo in alto e vedo il cielo, in una griglia scura che sembrano tasti di pianoforti possibili. A metà del percorso si apre una via, perpendicolare, netta, che respira di verde: chiaramente mi sembra una serra, ma non ha il tetto. Ci cammino, non so da che parte guadare, scopro stanze geometriche e ne avverto il pieno. Mi sento all’interno di un disegno. Il silenzio che sentivo è diventato un respiro, di qualcosa che dormiva e che ora si sta risvegliando. Sento le voci del passato, mi chiedono di recuperare lo spazio perduto. Vedo che si può salire sopra il tunnel; cammino appeso tra pilstri di cemento, reticoli di acciaio arrugginiti. Tocco il vuoto. Sento un’opportunità. Qualcosa succede. Salgo sulla città. Qualcosa è successo.
Architettura del vuoto. Possibile.
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