Tavolo a cura di
ErranteArchitetture (Sarah Becchio e Paolo Borghino)
Tutor
Kevin Santus
Hanno preso parte
Filippo Omini, Marta Papa, Tommaso Perasso, Francesca Perico, Lucrecia Ortiz de la Torre, Lidia Talarico
L’Ex Lanificio è un manufatto che, sopravvissuto ai programmi che ne hanno definito l’impianto e le successive trasformazioni, si presta ad accogliere mutevoli future forme di produzione, qualunque esse siano. Collocarne una specifica oggi sarebbe anacronistico.
Il progetto si concentra quindi sullo spazio liminale, la soglia ambigua e feconda di relazioni tra dentro e fuori, spazio produttivo e nucleo urbano, minerale e naturale.
L’edificio è scavato nel suo interno. Il nuovo percorso è una cavità che connettendo il fiume – l’acqua – alle diverse quote e la piazza cittadina con l’alveo del fiume, svela il tracciato delle acque attraverso l’edificio. L’acqua del fiume che nel suo fluire da Sud a Nord produce energia elettrica e porta con i tronchi l’eco dei paesaggi che percorre. L’acqua piovana che attraversa l’edificio da Ovest a Est, convogliata dai tetti e dalla piazza del nucleo abitato.
Il progetto dello spazio aperto interno al fabbricato attraversa i diversi corpi di fabbrica: le tracce osservate sul manufatto generano le geometrie di uno spazio interstiziale che con azioni minime, scarti e tagli introduce nuove gerarchie, ridefinisce rapporti, apre a nuove possibilità.
Il vuoto riqualifica lo spazio del lavoro, lo spazio della circolazione, lo spazio dello stare.




















Tavolo a cura di
ErranteArchitetture (Sarah Becchio e Paolo Borghino)
Tutor
Kevin Santus
Hanno preso parte
Filippo Omini, Marta Papa, Tommaso Perasso, Francesca Perico, Lucrecia Ortiz de la Torre, Lidia Talarico
L’Ex Lanificio è un manufatto che, sopravvissuto ai programmi che ne hanno definito l’impianto e le successive trasformazioni, si presta ad accogliere mutevoli future forme di produzione, qualunque esse siano. Collocarne una specifica oggi sarebbe anacronistico.
Il progetto si concentra quindi sullo spazio liminale, la soglia ambigua e feconda di relazioni tra dentro e fuori, spazio produttivo e nucleo urbano, minerale e naturale.
L’edificio è scavato nel suo interno. Il nuovo percorso è una cavità che connettendo il fiume – l’acqua – alle diverse quote e la piazza cittadina con l’alveo del fiume, svela il tracciato delle acque attraverso l’edificio. L’acqua del fiume che nel suo fluire da Sud a Nord produce energia elettrica e porta con i tronchi l’eco dei paesaggi che percorre. L’acqua piovana che attraversa l’edificio da Ovest a Est, convogliata dai tetti e dalla piazza del nucleo abitato.
Il progetto dello spazio aperto interno al fabbricato attraversa i diversi corpi di fabbrica: le tracce osservate sul manufatto generano le geometrie di uno spazio interstiziale che con azioni minime, scarti e tagli introduce nuove gerarchie, ridefinisce rapporti, apre a nuove possibilità.
Il vuoto riqualifica lo spazio del lavoro, lo spazio della circolazione, lo spazio dello stare.