Tavolo a cura di
WAR – Warehouse of Architecture and Research (Jacopo Costanzo e Gabriele Corbo con Trebbi Michele)
Hanno preso parte
Ilaria Folli, Inês Guilherme, Francesco Guidarelli, Ludovica Montinaro, Massimo Palestini, Mattia Signore Salvatore
Avvicinarsi alle sponde – cortesi amiche – del fiume Metauro – picciolo ma glorioso –; appropriarsi nuovamente di un legame compromessosi oramai lontano nel tempo, riallacciando il tessuto urbano di Fermignano al suo ombelico, da sempre protezione e nutrimento, limes tra città e natura. Il progetto esorta ad un rinnovamento della governance per il Metauro, definendo un nuovo patto tra le sue acque e gli abitanti delle sue rive.
Per mezzo di una geografia intenzionale – articolato landscape minerale composto da una serie di piattaforme complementari, che discendono dalla sponda sinistra del fiume – si consente una profonda relazione, organica e innovativa al contempo, con la biodiversità locale, fino a raggiungere una dimensione anfibia diremmo, lambendo discretamente l’alveo del corso d’acqua.
Il ripensamento dell’affaccio sul Metauro diviene quindi il punto strategico di una più estesa proposta di riconversione dell’intero Lanificio Carotti; che attraverso un’azione progettuale sospesa tra città e fiume, ridefinisce l’area come spazio meditativo – privilegiato punto di osservazione sul paesaggio –, e balneabile (anche grazie alla nuova piscina ricavata nella preesistente cisterna).
Un ritrovato crocevia tra la condizione urbana e quella naturale, nel tentativo di trasformare il complesso – vuoto futuro – in centro contemporaneo per le arti, l’aggregazione sociale e gli studi naturali.
Cover: Asmund Havsteen-Mikkelsen, “Flooded Modernity”, Vejle Floating Art Festival, 2018


















Tavolo a cura di
WAR – Warehouse of Architecture and Research (Jacopo Costanzo e Gabriele Corbo con Trebbi Michele)
Hanno preso parte
Ilaria Folli, Inês Guilherme, Francesco Guidarelli, Ludovica Montinaro, Massimo Palestini, Mattia Signore Salvatore
Avvicinarsi alle sponde – cortesi amiche – del fiume Metauro – picciolo ma glorioso –; appropriarsi nuovamente di un legame compromessosi oramai lontano nel tempo, riallacciando il tessuto urbano di Fermignano al suo ombelico, da sempre protezione e nutrimento, limes tra città e natura. Il progetto esorta ad un rinnovamento della governance per il Metauro, definendo un nuovo patto tra le sue acque e gli abitanti delle sue rive.
Per mezzo di una geografia intenzionale – articolato landscape minerale composto da una serie di piattaforme complementari, che discendono dalla sponda sinistra del fiume – si consente una profonda relazione, organica e innovativa al contempo, con la biodiversità locale, fino a raggiungere una dimensione anfibia diremmo, lambendo discretamente l’alveo del corso d’acqua.
Il ripensamento dell’affaccio sul Metauro diviene quindi il punto strategico di una più estesa proposta di riconversione dell’intero Lanificio Carotti; che attraverso un’azione progettuale sospesa tra città e fiume, ridefinisce l’area come spazio meditativo – privilegiato punto di osservazione sul paesaggio –, e balneabile (anche grazie alla nuova piscina ricavata nella preesistente cisterna).
Un ritrovato crocevia tra la condizione urbana e quella naturale, nel tentativo di trasformare il complesso – vuoto futuro – in centro contemporaneo per le arti, l’aggregazione sociale e gli studi naturali.
Cover: Asmund Havsteen-Mikkelsen, “Flooded Modernity”, Vejle Floating Art Festival, 2018